LA GEOMETRIA COME STRUMENTO E COME LINGUAGGIO

Presentazione critica a cura di Bruno D’Amore per la mostra presso la Verifica 8+1 di Mestre
anno 1997

E’ raro accertare che dietro le dichiarazioni di un artista che cita la geometria come proprio strumento di lavoro vi sia del vero.
Anche quando i grandi del passato lo affermavano, spesso era più un vago desiderio di razionalità che una realtà. Così, i più generali ed astratti richiami alla commistione arte e matematica spesso sono solo aneliti di rigore. Persino Dürer scriveva:” senza conoscenza l’arte è un miscuglio casuale di imitazione sconsiderata, fantasia irrazionale e pratica ciecamente accettata”.
Che cosa significa quel “conoscenza” per Dürer è presto detto, basta ricordare che cosa fece egli stesso per procurarsela (venne a studiare geometria in Italia) e quale è il termine greco per conoscenza: mathema da cui: matematica. Non sarà un caso che dopo il viaggio italiano Dürer da un lato produceva “Adamo ed Eva” e “Malincolia” e dall’altro sviluppo di solidi complicatissimi dal punto di vista geometrico……
A mio avviso, contrariamente a quel che leggo su di lui, il fatto che Guido Moretti sia laureato in fisica, poco conta sul piano della produzione artistica; è semmai un segnale della curiosità che sempre lo ha spinto verso linguaggi rigorosi. E quando un intellettuale ha questa tensione emotiva interna, sarà “matematico” (nel senso pitagorico) qualunque cosa faccia. Non vedo il laureato in fisica dietro le opere di Moretti, vedo invece la ricerca di una estetica che taluno ha voluto definire “fredda” e che invece si dovrebbe definire “razionale”. Non si limita a improvvisare, a confondere il risultato con il gesto che l’ha creato; anzi: il suo studio più appassionato sembra  invece essere quello dello strumento geometrico che lo porta ad immaginare la scultura, a darle spessore razionale prima ancora di essere realizzata.
Come ci insegna lo studio della matematica applicata alla Natura, il “bello” è, rispetto al sensibile, qualche cosa di connaturato con le aspettative dell’essere umano. Un’idea che puzza di banalità, ma che permea ogni realizzazione cosiddetta d’arte.  Che cosa davvero ciò significhi è sempre più misterioso. Ma è un fatto che “i molti numeri aumentano la perfezione” (Policleto e Vitruvio in epoche e modi diversi). E non è un caso che la splendida armonia  della successione di Fibonacci, che tanto appassiona artisti, geometri e naturalisti, sia così ricca di rilievi estetici (canoni classici, come il rapporto aureo, e moderni, come arte povera e concettuale hanno mostrato più recentemente, per motivi diversi e con modi diversi).
Tutto questo per dire che il linguaggio della geometria è insito in chi lavora nell’arte figurativa con consapevolezza razionale e nella ricerca non di un facile e scontato risultato estetico, ma di modalità espressive significative e coerenti.
Com’è il caso di Guido Moretti.

Bruno D’amore